Diagnosi Prenatale

Medici
Resp. Prof. Giancarlo Dolfin
Ostetrica Elena Nesta

 

 

Prestazioni Modalità di erogazione
SSN
Privato
AMNIOCENTESI con diagnosi rapida (QFPCR)
VILLOCENTESI con diagnosi rapida (QFPCR)

 

 

 

 

 

Promea è un centro altamente specializzato in Diagnostica prenatale, un tipo di diagnostica fondamentale nel percorso terapeutico riguardante l’inseminazione artificiale. Per richiedere maggiori informazioni sugli esami di diagnosi prenatale come Harmony test, Amniocentesi, Villocentesi, andare alla sezione contatti.

Qual è l’obiettivo della diagnosi prenatale?

Proprio attraverso la diagnosi prenatale è possibile prevedere, ma anche diagnosticare e pertanto trattare le patologie o le anomalie del feto.

Di quali patologie o anomalie si interessa la diagnosi prenatale?

L’interesse della diagnosi prenatale è principalmente incentrato su tutte le malformazioni congenite, le infezioni a livello fetale, le anomalie cromosomiche e le patologie genetiche.

HARMONY TEST

Una delle diagnosi prenatali di maggiore successo è il test prenatale Harmony, sviluppato in laboratorio con l’obiettivo di analizzare il DNA libero del feto contenuto nel sangue della madre (dall’inglese “ cell free DNA”). L’Harmony test ha un un’alta possibilità di determinare il rischio di presenza di trisomia fetale dei cromosomi 21/18/13, anche con una gravidanza di 10 settimane di gestazione.

La “trisomia” è, nel particolare, una situazione cromosomica che si verifica quando sono presenti 3 copie di un particolare cromosoma invece delle 2 previste.

•             In particolare si ha la trisomia 21 quando vi è una copia in più del cromosoma 21: si tratta di una trisomia tra le più diffuse in assoluto, causa della Sindrome di Down a cui si possono aggiungere, oltre ad una incapacità intellettuale che va da un grado definito lieve ad uno definito moderato, anche alcune cardiopatie congenite e malformazioni digestive. Si calcola che, ad oggi, la stima dei casi di Sindrome di Down riguardi 1 ogni 740 bambini nati vivi. Nel calcolo della diagnosi, il tasso di rilevazione della trisomia 21 è  > 99% con un tasso di falsi positivi < 0,1%.

•             Si parla di trisomia 18 quando vi è una copia in più del cromosoma 18. Questa situazione cromosomica è all’origine di una sindrome importante, la Sindrome di Edwards, ed è spesso associata ad alti tassi di aborto. Anche nel caso di sopravvivenza dei bambini nati con sindrome di Edwards, vi è comunque una prospettiva di vita molto bassa e si è di fronte ad affezioni mediche di vario tipo. Per quanto riguarda le stime, si calcola che 1 su 5000 bambini nati vivi sia affetto da questa sindrome. Il tasso di rilevazione di questa situazione cromosomica detta trisomia 18 è > 97% con un tasso di falsi positivi < 0,1%.

•             Si chiama trisomia 13 quella particolare situazione cromosomica in cui vi è una copia in più del cromosoma 13. All’origine di questo tipo di trisomia vi è la Sindrome di Patau, anch’essa associata ad alti tassi di aborto. Cardiopatie congenite ed altre malattie fondamentali possono colpire i bambini interessati da questa sindrome, ed in questi bambini la sopravvivenza oltre il primo anno di vita è molto difficile. 1 ogni 16000 bambini nati vivi è generalmente colpito da Sindrome di Patau. Poiché questa particolare situazione cromosomica ha la minore incidenza rispetto alle altre, vi è un numero limitato di casi di T13 con un tasso di falsi positivi < 0,1%.

Il test Harmony si concentra però anche sulle sequenze del cromosoma Y, grazie a cui fornisceinformazioni sul sesso fetale e sull’aneuploidia Y. Analisi Y : Accuratezza >99% per il sesso fetale.

Bisogna tuttavia ricordare, per motivi di chiarezza, che il test prenatale Harmony non è stato ideato per la diagnosi ma si tratta di un test di screening, che presenta sicuramente attendibilità, chiarezza e precisione nella rilevazione della trisomia fetale, ma non è sicura al 100% perché, ad oggi, non tutti i feti con trisomia saranno riconosciuti. Capitano infatti delle situazioni in cui, alcuni feti senza trisomia danno un risultato di “alto rischio”, mentre altri feti con trisomia potrebbero avere risultati di “basso rischio”, pertanto è fondamentale che i risultati ottenuti vengano valutati contestualmente ad altri risultati clinici, perché la conferma di un risultato di “alto rischio”, può avvenire solo grazie all’analisi del cariotipo fetale attraverso un esame invasivo (es. amniocentesi o villocentesi).

Altre problematiche come mosaicismo, trasclocazioni o anche trisomie parziali non vengono diagnosticate per emzzo del test Harmony, che peraltro non è stato neanche concepito per le gravidanze gemellari.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità italiano che nel 2011 ha decretato alcune regole e linee guida per la cura della gravidanza fisiologica, l’iter diagnostico prenatale per la Sindrome di Down (trisomia 21) prevede l’uso del test combinato (PAPP-A, BetaHCG, translucenza nucale), che va necessariamente eseguito ad un’età gestazionale tra 11 e 13+6 settimane.

TRITEST O TEST DI WALD

La valutazione del rischio per la sindrome di down o trisomia 21.

  • La sindrome di Down (DS) o trisomia 21 o mongolismo è una malattia genetica causata dalla presenza di un cromosoma 21 soprannumerario. Il rischio di partorire un figlio affetto da DS non è uguale per tutte la donne ma aumenta con l’età: a 20 anni c’e’ una probabilità ogni 1600 gravidanze, a 30 anni una ogni 900, a 35 anni una ogni 380 ed a 40 anni una ogni 80.
  • E’ possibile diagnosticare la DS in epoca prenatale mediante l’esame dei cromosomi (cariotipo mediante coltura cellulare e/o QF-PCR) del feto eseguito su materiale da villocentesi o da amniocentesi (DPN = diagnosi prenatale) ma queste procedure invasive sono associate ad un rischio di aborto che da centro a centro variano dallo 0,5% all’1,5% per il prelievo dei villi coriali dallo 0,2% allo 0,8% per quello di liquido amniotico.
  • La Regione Piemonte attualmente fornisce la DPN alle gestanti di 35 anni compiuti al momento della fecondazione.
  • Se si eseguono, su un campione di sangue materno prelevato a 16 settimane di gravidanza, i dosaggi di gonadotropina corionica, alfa-fetoproteina ed estriolo libero (parametri classici del Tritest o Test di Wald) è possibile ottenere una valutazione più precisa e personalizzata del rischio di aver concepito un feto affetto da sindrome di Down.
  • Il Tritest non è un esame diagnostico: si limita a fornire solo ed esclusivamente una valutazione personalizzata del rischio per DS relativo alla gravidanza in corso. Tra tutte le gestanti il Tritest consente di identificare quelle che risultano avere un rischio uguale o superiore ad 1 su 350, alle quali viene messa a disposizione la DPN.
  • La percentuale di falsi positivi varia con l’età della gestante ed è molto bassa per le più giovani (es. 4% a 23 anni) e sale con l’età: 7% a 30 e 21% a 37 anni.
  • La probabilità di avere una gravidanza patologica se il Tritest è positivo non è molto alta: solamente 1 gravida su 63 delle DPN eseguite per Tritest positivo evidenzierà un cariotipo con trisomia 21.
  • Con questa strategia di screening è possibile identificare il 75% di gravidanze con feto affetto da DS nelle donne di età superiore ai 27 anni ed il 60-65% nelle donne di età inferiore.
  • La probabilità di avere una gravidanza patologica se il test è negativo risulta bassa: le statistiche riportano che 1 gravidanza a basso rischio su 3000 esiterà con la nascita di un neonato affetto da DS.
  • La valutazione biochimica può individuare anche gravidanze a rischio aumentato per la “spina bifida” e per la trisomia del cromosoma 18. Inoltre un Tritest positivo può talvolta indicare una situazione di insufficienza placentare da valutare con ulteriori accertamenti.

N.B. Una legge matematica che si basa sulla variabilità delle misurazioni e degli errori fa sì che due Tritest eseguiti consecutivamente non esprimano lo stesso livello di rischio.

Per ulteriori informazioni contattare gianfranco.voglino@promea.net

CROMOSOMI

Cosa sono i cromosomi?

Le cellule contengono DNA, e il DNA è compattato nei cromosomi. La maggior parte delle persone possiede 46 cromosomi e due di questi codificano per il sesso. Le femmine hanno di solito due cromosomi X, mentre i maschi hanno di solito un cromosoma X e un cromosoma Y. Oltre ai due cromosomi sessuali, ci sono nelle cellule 22 coppie di cromosomi detti autosomi, numerate da 1 a 22. I cromosomi non sono sempre visibili nelle cellule, ma soltanto in un breve periodo del processo di divisione cellulare, la metafase.

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Che cosa sono le anomalie cromosomiche?

Sono alterazioni del numero (anomalie numeriche o aneuploidie) o della struttura (anomalie strutturali) dei cromosomi. Le più comuni sono le anomalie di numero, in particolare le trisomie, nelle quali è presente un cromosoma soprannumerario in una coppia; ad esempio la sindrome di Down (mongolismo) è causata dalla presenza di un cromosoma 21 in più (trisomia 21).

 

 

Ulteriori informazioni sulla diagnosi prenatale

Qual è l’effetto di una anomalia cromosomica?

Le anomalie cromosomiche sono modificazioni della quantità di DNA che deve essere presente in una cellula e in linea di massima si traducono, e in particolare quelle degli autosomi, in gravi danni a livello fisico, mentale e psicomotorio, rendendosi responsabili di tipiche sindromi cliniche.

La diagnosi citogenetica prenatale

Consiste nella determinazione del cariotipo fetale. Le tecniche a disposizione in citogenetica sono l’amniocentesi, la villocentesi e la funicolocentesi (o cordocentesi).

Che cos’è la citogenetica?

È lo studio dei cromosomi. Questo viene effettuato attraverso varie tecniche di bandeggio e di colorazione dei cromosomi (ad es. bandeggio G e FISH).

Che cos’è un cariotipo?

Il cariotipo è l’insieme dei cromosomi presenti nelle cellule di un individuo. L’analisi del cariotipo consiste nella determinazione del corretto numero e della corretta struttura dei cromosomi.

Attraverso le tecniche di bandeggio e colorazione ogni coppia di cromosomi assume un aspetto diverso. Il citogenetista può così esaminare i cromosomi di una persona e stabilire se il numero e la struttura sono corretti.

La citogenetica e la cariotipizzazione vengono utilizzate principalmente in tre ambiti: la diagnosi prenatale, la determinazione del cariotipo dei genitori dal sangue periferico, l’analisi del cariotipo dei prodotti del concepimento abortiti.

FISH

Che cos’è la FISH?

È la sigla di “fluorescent in situ hybridization” (ibridazione fluorescente “in situ”). È una nuova tecnica mediante la quale sonde fluorescenti possono essere attaccate a segmenti di DNA.

Queste sonde fluorescenti, dopo l’ibridazione con il DNA sono visibili al microscopio ottico come puntini colorati sui cromosomi o nel nucleo in interfase (cioè non in divisione).

Quali sono i vantaggi?

Questa tecnica è applicabile sia a cellule in mitosi che a cellule non in mitosi.Quando viene applicata a cellule non in mitosi la lunghezza dei tempi di risposta viene notevolmente abbreviata: nella pratica può essere utilizzata per avere, nel giro di poco tempo, il numero dei cromosomi 21, 13 e 18 e dei cromosomi sessuali, permettendo così di escludere rapidamente le anomalie cromosomiche più frequenti.
In medicina riproduttiva questa metodica viene anche utilizzata per la diagnosi genetica preimpianto (PGD) in pazienti selezionati che eseguono la fecondazione in vitro; lo scopo è di trasferire in utero solo embrioni che non abbiano anomalie cromosomiche.

 

SCREENING PRENATALE DELLA SINDROME DI DOWN NELLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA

L’uso dell’inseminazione artificiale è in continua crescita. Questo pone la comunità medica di fronte a nuove problematiche.
Recentemente ad esempio è stato suggerito che i livelli dei markers sierici rilevati nella madre possano essere influenzati dalla procreazione assistita, provocando un elevato numero di risultati falsi-positivi.

Questo è vero particolarmente per le gravidanze gemellari o di ordine superiore, in cui risulta impossibile stabilire il contributo di ciascun elemento nel determinare il livello sierico materno di alfa-feto proteina, estriolo libero e gonadotropina corionica e in cui di conseguenza i metodi utilizzati per calcolare il valore del tri-test o del bi-test sono risultati meno affidabili.

La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che le donne che si rivolgono all’inseminazione artificiale, sono spesso in età avanzata e hanno faticosamente ottenuto una gravidanza che potrebbe anche essere l’ultima; per questo motivo spesso non vogliono sottoporsi al pur limitatissimo rischio di una diagnosi prenatale invasiva, quale l’amniocentesi.

Nelle pazienti che dopo esaustiva e completa informazione sui rischi e sui benefici dell’amniocentesi, persiste comunque un rifiuto ad eseguirla, occorrerebbe spiegare che è più difficile utilizzare i classici metodi di screening biochimico e proporre anche altri parametri per la valutazione non invasiva. Per le gravidanze singole e gemellari è stata proposta una combinazione tra il valore della translucenza nucale e i valori sierici del 2° trimestre che sembra essere più affidabile rispetto alla sola valutazione dei markers sierici. Nel caso delle gravidanze di ordine superiore (trigemine ed oltre) la translucenza nucale si è rivelata essere un parametro utile che oltretutto può essere anche preso in considerazione nel caso di riduzione fetale mirata.

In ogni caso, l’amniocentesi dovrebbe sempre essere presa in considerazione nella procreazione assistita, essendo il metodo di diagnosi prenatale più efficace, anche se è associato ad un rischio che è comunque minimo (circa lo 0,5 %).